San Raimondo di Pennafort che resuscita una fanciulla, 1610-1619, olio su tela, Francesco Rustici detto il Rustichino (1592-1626)

 La tela con il Miracolo di San Raimondo che resuscita una Fanciulla, dipinta da Francesco Rustici nel 16161 mostra la giovane miracolata su un giaciglio cosparso di fiori, avvolta nel candore di un abito bianco, intenta ad innalzare le mani al cielo in segno di preghiera, mentre un raggio che squarcia una nube si dirige dall'alto verso di lei. Numerose figure, ciascuna caratterizzata da una particolare posa ed espressione di stupore, la accerchiano. La luce si diffonde da destra a sinistra e ha il suo centro di irradiazione nella torcia tenuta in mano dalla figura sulla destra alle spalle della resuscitata. Lo sfondo sulla sinistra si apre in una fuga prospettica, incorniciata da architetture classicheggianti. Suggestivo particolare è quello del gatto dipinto in primo piano che contrappone il suo sguardo diretto allo spettatore a quelli delle altre figure tutte rivolte ad osservare la fanciulla. Il dipinto è collocato in fondo alla parete destra della Chiesa di S. Raimondo al Refugio, posizionato specularmente rispetto a un'opera sulla parete sinistra, raffigurante San Raimondo attraversa le acque sul mantello, dipinta da Stefano Volpi.

San Raimondo da Peñafort2 (1175 - 1275), patrono dei giuristi e della facoltà di diritto canonico, entrò a far parte dell'ordine Domenicano nel 1222 e ne divenne maestro generale nel 1238. La canonizzazione del santo catalano risale al 29 aprile 1601 durante il pontificato di Clemente VIII, appena una quindicina d'anni prima della realizzazione di quest'opera del pittore senese. L'esempio più antico di rappresentazione iconografica di San Raimondo da Peñafort, fatta eccezione per la sua tomba eretta all'interno della cattedrale di Barcellona nel sec. XIV, è probabilmente l'affresco di Tommaso da Modena nella sala capitolare del convento adiacente alla chiesa domenicana di San Niccolò a Treviso, eseguito nel 1352, dove Raimondo appare tra i ritratti dei più eminenti esponenti dell'ordine3. Un'altra raffigurazione del frate catalano si trova nell'affresco della Crocefissione per la sala capitolare del Convento di S. Marco a Firenze, dove il Beato Angelico lo fa figurare tra le glorie dell'ordine dei predicatori in uno dei tondi al disotto della scena principale4. Avvicinandoci cronologicamente alle date del Rustichino, nella basilica di S. Domenico a Bologna (1608-10 ca.) Ludovico Carracci dipinge il santo mentre attraversa il mare sul mantello5. Se abbiamo nel Carracci un esempio eminente dello stesso tema trattato dal Volpi nella chiesa di S. Raimondo, per quanto riguarda l'episodio della resurrezione dipinta dal Rustici il riferimento più vicino è quello di Jacopo Ligozzi, con il suo San Raimondo da Peñafort che resuscita un fanciullo, dipinto realizzato entro il luglio del 1606 e posizionato sull'ultimo altare della navata destra di S. Maria Novella a Firenze6. Interessanti somiglianze con il dipinto del Rustichino si notano principalmente nelle figure in primo piano sui due lati della composizione che, svolgendo una funzione di quinte teatrali, introducono la scena principale.

Francesco Rustici nasce a Siena nel 1592. Figlio di Vincenzo e nipote di Alessandro Casolani, del quale raccoglie l'eredità artistica prima di assimilare le novità di tipo caravaggesco, inizia la sua carriera sotto l'egida paterna. In alcune opere risalenti all'inizio del primo decennio del Seicento, che le fonti riferiscono ora a lui ora a Vincenzo, è ancora difficile distinguere la sua mano dai modi pittorici del padre. Molto presto, tuttavia, le sue doti lo emanciperanno dalla pittura paterna e il suo stile andrà caratterizzandosi su elementi quali l'impianto largo delle scene, le sobrie gamme cromatiche e la concretezza plastica delle figure, rivelando un forte interesse verso le aperture in senso naturalistico proprie della pittura di Rutilio Manetti in quegli anni7. La tela per la Chiesa di San Raimondo al Refugio mostra le spiccate doti pittoriche del giovane Francesco Rustici nella resa delle luci, con i ricercati contrasti luministici creati dai bagliori delle fiaccole, negli armoniosi accostamenti dei colori e infine nella costruzione dello spazio, con la visione prospettica che buca lo sfondo sulla sinistra del dipinto alternata alla chiusura dello spazio sulla parte destra, dove si affollano le figure in primo piano.

Vincenzo Rustici venne pagato nel 1616 proprio per dipingere la tela con il Miracolo di San Raimondo che resuscita una Fanciulla, ma l'attribuzione dell'opera al figlio Francesco non è mai stata messa in discussione dalla critica, nonostante il ritrovamento di documenti che testimoniano il pagamento a Vincenzo8. Non è certo cosa inusuale nel corso dei secoli che i contratti di lavoro relativi a opere di pittori molto giovani ancora sotto l'egida di un padre anch'esso pittore, vengano formalmente stipulati con quest'ultimo, e nel caso specifico dei due Rustici, Vincenzo e Francesco, quanto accadde per la tela di San Raimondo non fu un avvenimento isolato. Si ripete un caso analogo nella cappella di San Giovanni Battista del Duomo di Siena, dove Vincenzo Rustici veniva pagato, sempre nel 1616, per il completamento di tre storie affrescate, per le quali a pochi anni di distanza l'occhio attento di un testimone diretto come Fabio Chigi vedeva invece la mano del figlio Francesco e dove la Decollazione del Battista è riconosciuta effettivamente dalla critica moderna come un'opera del Rustichino9. Nel 1617, inoltre, Vincenzo veniva pagato per il Processo di Sant'Ansano nella chiesa di Sant'Ansano in Castelvecchio, però dipinto da Francesco10.

Le indubbie qualità pittoriche di Francesco Rustici, dimostrate nel corso della sua breve vita, fanno rimpiangere la sua prematura scomparsa, avvenuta nel 1626 a soli 34 anni d'età.

Federico Barnato

 


NOTE:
1M. Occhioni, Il patrimonio artistico della Chiesa di San Raimondo e del Refugio: una ricognizione, in Siena, La Toscana, L'europa. Studi sul patrimonio artistico e la conservazione in onore di Bernardina Sani. A cura di Patrizia Agnorelli, Siena 2013, pp. 27-28.

2 Per una dettagliata biografia del Santo spagnolo si veda: Fernando Valls i Taberner, S. Raimondo da Penyafort: padre del diritto canonico, Bologna 2000.

3 A. Vauchez, voce San Raimondo di Peñafort in Bibliotheca Sanctorum, vol. XI, p. 24

4 A. Vauchez, cit., vol XI, p. 24.

5 A. Vauchez, cit., vol. XI, p. 24.

6 Luca Bortolotti, Ligozzi, Jacopo. In Dizionario biografico degli italiani, vol. 65, 2005 (Si veda: http://www.treccani.it/enciclopedia/iacopo-ligozzi_%28Dizionario_Biografico%29/).

7 A. Bagnoli, Francesco Rustici, in L'arte a Siena sotto i Medici 1555-1690, catalogo della mostra a cura di F. Sricchia Santoro (Siena, Palazzo Pubblico, 3 maggio-15 settembre 1980), Roma 1980, p. 185.

8 M. Occhioni, cit., pp. 27-28.

9 M. Occhioni, cit., pp. 27-28.

10 M. Occhioni, cit., pp. 27-28.

BIBLIOGRAFIA

G. A. Pecci, Relazione delle cose più notabili della città di Siena, Siena 1752, p. 96.

F. Chigi, Elenco delle pitture sculture e architetture di Siena, in "Bullettino Senese di Storia Patria", Siena 1939, p. 314.

A. Vauchez, voce San Raimondo di Peñafort in Bibliotheca Sanctorum, vol. XI, pp. 15-24.

E. Romagnoli, Biografia cronologica de'bellartisti senesi, 1200-1800, Firenze 1976, vol. IX, pp.361-362.

L'arte a Siena sotto i Medici 1555-1690, catalogo della mostra a cura di F. Sricchia Santoro (Siena, Palazzo Pubblico, 3 maggio-15 settembre 1980), Roma 1980, p. 185.

La sede storica del Monte dei Paschi di Siena. Vicende costruttive e opere d'arte, a cura di F. Guerrieri, L. Bellosi, G. Briganti, P. Torriti, Siena 1988, p. 416.

Fernando Valls i Taberner, S. Raimondo da Penyafort: padre del diritto canonico, Bologna 2000.

Luca Bortolotti, Ligozzi, Jacopo. In Dizionario biografico degli italiani, vol. 65, 2005 (Si veda: http://www.treccani.it/enciclopedia/iacopo-ligozzi_%28Dizionario_Biografico%29/).

M. Occhioni, Il patrimonio artistico della Chiesa di San Raimondo e del Refugio: una ricognizione, in Siena, La Toscana, L'europa. Studi sul patrimonio artistico e la conservazione in onore di Bernardina Sani, a cura di Patrizia Agnorelli, Siena 2013, pp. 27-28.

 

 

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